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E se a scrivere fosse Babbo Natale?

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Let it snow (Rizzoli). Morte nella neve. Un giallo di Natale (Lindau). Natale a Thompson Hall (Sellerio). Solo per citarne alcuni. A Natale amo circondarmi di libri a tema. Spesso sono gialli. Purché venga evocato il Natale o le storie (anche non proprio 'natalizie') siano ambientate nel periodo. È Natale anche tra i libri.  Ma oggi voglio parlarvi di una chicca nella quale mi sono imbattuta l'anno scorso. Siamo tutti d'accordo sul fatto che da che mondo è mondo non c'è Natale senza le lettere a Babbo Natale. Ebbene, in quanti abbiamo sperato, in segreto, che alle nostre richieste e curiosità vergate con mano incerta di bambini delle elementari rispondesse il diretto destinatario delle missive? Eccoci accontentati, per mano di J.R.R. Tolkien (si, proprio l'autore del Signore degli Anelli). Si tratta del libro Lettere da Babbo Natale . L'edizione è quella della Bompiani a cura di Baillie Tolkien con la traduzione di Marco Respinti e arricchita dalle imma...
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Oggi spazio alla Fantasia. Quella dote magica capace di trasformare gli oggetti, animare le storie: ce la insegnano i bambini. Ed è proprio pensando a loro che, ormai qualche anno fa, ho scritto questa filastrocca. Le stagioni Bruciano i piedi scottano le dita Ma questa vacanza sembra tutta in salita! Però se dalle onde ti lasci cullare la sabbia ardente potrai dimenticare Dopo lo studio il lavoro e la famiglia cosa c'è di meglio che fermarsi ad ascoltare una conchiglia? È tempo di giochi risate e nuotate Le giornate buie si sono allontanate E se l'estate ti porta allegria le altre stagioni mica son da buttar via Ognuna ha il suo vantaggio L'autunno è l'ideale per un viaggio E se a casa bisogna restare per il ritorno in classe ti devi preparare Frutti nuovi da assaporare E paesaggi speciali da ammirare Le foglie che cadono Le sfumature che invadono boschi e giardini per la gioia dei bambini Tutti pronti a trasformarsi in fantasmini per la festa che ...

Covid, pensieri e parole

Scrivere per esorcizzare le paure. Oggi metto io mano alla penna. O, meglio, condivido quello che, nei mesi scorsi, mi ha dettato l'emergenza Covid. Una parentesi dolorosa che tutti avremmo voluto chiudere da tempo. E oggi che rimbombano le stesse parole, le stesse frasi e le stesse preoccupazioni, ho ripensato a quando tutto questo ha avuto inizio. Ed eccoli i miei pensieri, in sequenza. A proposito di #coronavirus Ve lo dico in 'versi' con parole mie Se me l'avessero (pre)detto Non ci avrei mai creduto Se me l'avessero raccontato Non avrei immaginato Che un virus tanto potente Avrebbe messo a repentaglio la vita della gente Avrebbe stravolto il quotidiano Impedendo persino le strette di mano Sembrava uno scherzo di carnevale E invece le mascherine ci ricordano di quel male Sembrava un'influenza Si è tramutata in emergenza Vorremmo svegliarci tra qualche settimana Con questa criticità ormai lontana Con le scuole spalancate E le bocche ravvic...

Il 'mistero' in una stanza

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  Intrigante e intricato. Come solo i gialli, quelli ben pensati e ben scrit ti, sanno esserlo. L’enigma della camera 622 di Jo ë l Dicker , pubblicato da La nave di Teseo , è un romanzo ‘sincero’, in netto contrasto con quel che avviene al suo interno ad opera dei protagonisti. Un romanzo cioè che si dichiara per quel che è: un enigma. Scritta in maniera arguta dalla sapiente penna di Dicker, la storia trova il suo perno nell’hotel extra lusso sulle Alpi svizzere, il Palace de Verbier. È qui (nella stanza del titolo) che, la notte dell’elezione del nuovo presidente di una importantissima banca ginevrina, viene commesso un delitto. Sono molti i sospettati dell’assassinio, ma pochi gli indizi. E così non se ne riesce a venire a capo. Passano quindici anni, e sulle tracce del colpevole di quel crimine ormai datato e consegnato all’oblio (almeno nelle intenzioni dell’hotel) ci finisce una improbabile coppia. Lui, lo Scrittore, affetto dalla “malattia d...

Rebecca West, musica per i lettori

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Ci sono libri che ti fanno compagnia. Li riconosci subito: le pagine sono tante, allettanti. Ti tentano, come quando in una pasticceria vieni attratto dal dolce più sontuoso, succulento. E allora decidi di gustartela quella storia. Magari non proprio romanzi da leggere tutto d’un fiato. Anche scoraggianti, se si considera la mole di pagine. Ma che promettono di non lasciarti solo, di adottarti, facendoti entrare in un mondo fatto di affetti, legami, incomprensioni. Libri che, una volta conquistato il cuore e la curiosità del lettore, difficilmente verranno abbandonati. A costo di notti insonni e magari anche di qualche cedimento, ma che alla fine premiano l’impegno, fino a quasi farti sentire la mancanza dei personaggi diventati, appunto, familiari. È il caso della saga della famiglia Aubrey, nata dalla sapiente penna di Rebecca West. Posso parlarvi, per ora, di due dei libri della trilogia, pubblicati da Fazi editore . Nell’ordine La famiglia Aubrey e Nel cuore della notte , entr...

Il treno per Istanbul

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Siamo di nuovo a bordo di un treno. Ma non di un treno qualsiasi. È il treno per antonomasia, il treno iconico, il simbolo del lusso che ha fatto da sfondo a diverse pellicole e ispirato tante pagine. Siamo sull’Orient Express. è questa l’ambientazione de Il treno per Istanbul (Stamboul Train) di Graham Greene. Scritto durante gli anni d’oro del ‘Grand Hotel su rotaie’ e appena prima del suo exploit come set del famoso assassinio nato dalla penna di Agatha Christie. Negli Stati Uniti esce con il titolo Orient Express . Io l’ho letto nell’ultima edizione di Sellerio curata da Domenico Scarpa e introdotta da una nota di Antonio Manzini. La traduzione è di Alessandro Carrera. Storia affascinante, avvincente, in cui Greene mette insieme un’umanità varia che abita gli scompartimenti del treno. Da Ostenda a Costantinopoli. Dal Belgio alla Turchia. Cinque stazioni. Cinque ‘capitoli’. Dell’autore avevo letto, ai tempi dell’Università e dei miei studi di letteratura straniera, la...

Un libro da Oscar

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Dallo schermo alla pagina. Per una volta, ho seguito il percorso inverso. A settembre 2019 sono andata al cinema a vedere un film dal titolo bizzarro “Mio fratello rincorre i dinosauri”. La storia, avevo letto, era quella realmente vissuta dal suo protagonista, da lui e dalla sua famiglia. Una storia che era già diventata, prima che film applaudito, un libro ( edito da Einaudi ) scritto in prima persona dal diciannovenne Giacomo Mazzariol . Il titolo: “Mio fratello rincorre i dinosauri – Storia mia e di Giovanni che ha un cromosoma in più” . Un caso editoriale, in cima alle classifiche dei libri più venduti per oltre due anni, preceduto a sua volta da un video cliccatissimo. Dunque, un successo annunciato. Ma non per questo scontato. Giacomo ha cinque anni e una bella e affiatata famiglia composta da mamma, papà, due sorelle (Chiara e Alice). Un giorno i genitori indicono una riunione familiare: in macchina, all’interno di un parcheggio pressoché vuoto, sotto una pioggia scros...